MEG

Campi MEG, la gioia di ritrovarsi

Ci sono esperienze che restano indelebili nel cuore, momenti che ci accompagnano nella crescita e segnano un punto di riferimento nella nostra vita. E di solito, i campi estivi sono un tempo privilegiato in cui viviamo esperienze di questo tipo: le prime volte fuori casa lontano dai genitori, la nascita di nuove amicizie e fare attività che non avresti mai ritenuto possibili.

Questo clima di gioia e di vitalità è quello che abbiamo respirato quest’estate nei campi del MEG di Genova: nella seconda metà di luglio, circa cento ragazzi e ragazze, divisi nelle diverse branche, hanno vissuto insieme una settimana di giochi, riflessioni, gite e divertimento in diversi luoghi del nord Italia.

Il clima di gioia era accresciuto dalla gratitudine di poter riprendere la tradizione dei campi estivi dopo un anno di pausa dovuto alla pandemia da Covid-19. Questa possibilità, infatti, non era per nulla scontata. Anche se rimanevano alcune preoccupazioni, i responsabili si sono impegnati per attuare tutte le misure di sicurezza che potevano garantire la salvaguardia dei bambini e dei ragazzi partecipanti.

Questo chiaramente ha avuto anche i suoi costi: «Ho percepito frustrante – dice Matteo C., responsabile delle Medie – la mancanza del contatto fisico, che i ragazzi erano costretti, nemmeno a limitare, ma proprio a evitare fra loro, ostacolando il piacere dello stare insieme e vicini in maniera spontanea e affettuosa e portando un’inevitabile limitazione dell’espressività del gruppo».

D’altra parte, il desiderio di ritrovarsi insieme ha aiutato a inventare nuove modalità e nuovi tipi di attività.

L’obbligo del distanziamento, i periodi di isolamento e le tante rinunce che abbiamo vissuto nell’ultimo anno sono stati uno stimolo per molti per riflettere sulle relazioni che viviamo. Un esempio di questo è il gruppo di Triennio, che quest’anno ha fatto un campo misto, con alcuni giorni di cammino sul lago di Como e alcuni giorni fissi negli oratori che ci hanno ospitato.

Racconta Laura C., una ragazza del gruppo: «Anche quest’anno, come tutti gli scorsi anni, sono andata al campo MEG. I responsabili hanno organizzato una route intorno al lago di Como, partendo da Abbadia Lariana fino ad arrivare a Piantedo.

I primi quattro giorni abbiamo camminato e la notte ci appoggiavamo ai diversi oratori che incontravamo lungo la strada, mentre gli ultimi tre giorni siamo stati fermi a Piantedo. La mattina ci alzavamo presto e ci mettevamo subito in cammino pronti per una nuova avventura, all’ora di pranzo ci fermavamo in un posto e poi riprendevamo il cammino fino alla meta.

Devo ammettere che dal punto di vista fisico è stata una esperienza faticosa e impegnativa, ma nonostante ciò il percorso è stato formativo e ci ha lasciato tanto. Anche le attività inizialmente erano difficili da affrontare, ma poco per volta siamo riusciti tutti a metterci a nudo e mostrare il vero e sincero lato di noi stessi».

Il tema della settimana sono state proprio le relazioni, «tema molto importante – continua Laura – per noi adolescenti che spesso, anzi quasi sempre, ci interfacciamo con esse. Riflettere su questo tema ci ha aiutato a sapere come gestirle e affrontarle con serenità, amore e consapevolezza di noi stessi e dei nostri sentimenti, sapendoli accogliere e riconoscere».

Anche un altro gruppo ha avuto modo di lavorare sulle relazioni. Questa volta, però, ci troviamo in Liguria, a Neirone, dove le Medie hanno trascorso una settimana in una casa di montagna, accompagnati dai loro responsabili e da p. Sandro.

Secondo Matteo C., «l’aspetto del campo che ricordo con più emozione è vedere che il percorso svolto durante tutto l’anno ha dato i suoi frutti al campo. Siamo partiti a ottobre con alcuni dei ragazzi che non si sentivano parte integrante del gruppo. Durante l’anno abbiamo lavorato per risolvere questa situazione di malessere e disagio e il campo è stato la piena dimostrazione di come tutti i ragazzi siano diventati e stati parte integrante e fondamentale del gruppo, il quale nella sua coesione e unione ha contribuito nella realizzazione quasi perfetta del campo nella sua totalità e interezza».

I ragazzi di Biennio, invece, hanno vissuto il loro campo tra le montagne piemontesi: per l’esattezza a Trivero, un paese vicino a Biella immerso in un’oasi naturale. Le giornate sono state scandite con delle attività ispirate alla storia de Il Re Leone e agli incontri che Simba ha fatto nel suo cammino di crescita.

Dopo un anno e mezzo passato a casa, con poche possibilità di incontrarsi, anche per questi adolescenti il campo è stato un momento di riscoperta. Racconta Francesco P., uno dei ragazzi: «dal campo mi porto a casa il vero valore dell’amicizia che, grazie ai responsabili e a ogni membro del gruppo, siamo riusciti a comprendere a fondo, con i diversi significati e le diverse forme che può assumere nelle nostre relazioni, insegnandomi l’importanza di un’amicizia autentica e vera».

Infine, il campo è stato un’esperienza molto intensa anche per i bambini delle Elementari, molti dei quali hanno partecipato quest’anno per la prima volta. Anche alcuni dei giovani che li accompagnavano si trovavano per la prima volta nei panni di responsabili o di cambusieri e l’emozione era molta, così come la voglia di giocarsi. Una settimana passata a San Giovanni dei Prati, sopra Sanremo, in compagnia de Il Piccolo Principe, che ha offerto gli spunti per il tema.

Un’attività in particolare ha toccato Federica G., una delle responsabili, che racconta: «Una mattina del campo abbiamo chiesto ai bambini di intervistare noi responsabili e cambusieri su quali fossero nostri sogni, dividendosi in gruppetti e preparando le domande. Domande che sono state bellissime, profonde, interessanti e curiose.

Di pomeriggio, noi responsabili abbiamo chiesto ai bimbi di scrivere ognuno il proprio sogno su dei palloncini gonfiati a elio e poi tutti insieme li abbiamo lasciati volare nel cielo. La commozione e l’emozione più grande è scaturita dal leggere i sogni dei bimbi, alcuni comuni, altri no, e dal vederli guardare il palloncino volare in aria, speranzosi che il loro sogno potesse un giorno avverarsi. E il momento si è concluso con danze, balli, musica e tanta gioia e leggerezza».

Concludiamo questa serie di racconti con le parole di Laura C., che ha fatto la route di Triennio e ha anche vissuto la sua prima “cambusa” con i bambini delle Elementari: «Tutto ciò che ci hanno trasmesso questi campi non credo lo si possa spiegare a parole, ma solo vivendo quei momenti e quelle situazioni in gruppo, scordandosi di ogni problema e di ogni preoccupazione. Son cose che si imprimono sulla nostra pelle per sempre, e vi auguro di partecipare ad un esperienza simile perché solo così riuscirete a capire cosa si prova».

E davvero, tutta la gioia che questi campi estivi ci hanno trasmesso diventa adesso il carburante per ricominciare un nuovo anno di riunioni, gite e servizi, con la certezza che porteranno tante altre sorprese!

A cura di Giacomo Gagliano e Andrea Marelli